Unit PNG fix per Internet Explorer 6


Stufo di dovermi limitare ad immagini in formato .jpg e .gif, in un lavoro ho deciso di adottare i .png per avvantaggiarmi delle trasparenze che questo tipo di formato rende possibili.

Ovviamente in fase di test ho dovuto scontrarmi con la dura realtà dei fatti e cioè che Internet explorer 6 non interpreta correttamente il canale alfa del formato PNG.

Spulciando sulla rete ho trovato quella che per me, nel caso specifico è risultata la soluzione ottimale: semplice, leggera e di facile implementazione, ha funzionato così bene che ho deciso di condividerla.

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Scaricare l’archivio contenente tutto l’occorrente ed aggiungerlo al proprio progetto; dopo averlo fatto, inserire nel proprio documento html quanto segue:

<!--[if lt IE 7]>
<script type="text/javascript" src="js/unitpngfix/unitpngfix.js"></script>
<![endif]-->

Fate attenzione che il percorso del documento .js rifletta l’effettiva posizione sul vostro server. Io di solito creo una cartella nella root del progetto chiamandola js ed al suo interno per ogni libreria creo una cartella contenente tutto il necessario per il funzionamento.


Il commento condizionale fa in modo che tutti i browser ignorino il file Javascript e passino oltre mentre le versioni di Internet Explorer 6 e precedenti caricheranno la libreria.

A questo punto bisogna accertarsi di avere l’immagine clear.gif posizionata nella cartella del progetto per poi aprire il file unitpngfix.js ed assicurarci che il percorso punti correttamente al file .gif:

var clear="js/unitpngfix/clear.gif"; //path to clear.gif

Unit PNG Fix, per impostazione predefinita, viene eseguito automaticamente su tutti i .png della pagina. Se lo si desidera è possibile forzare lo script ad intervenire solo su elementi specifici con l’aggiunta della classe “unitPng” a tali elementi; in questo modo si possono evitare problemi di layout che potrebbero essere causati dall’impostazione predefinita.

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Ulteriori approfondimenti sul sito Unit PNG fix.

Buon divertimento!

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Nuove strategie di interazione touch

Vorrei approfondire un pensiero che ho espresso solo parzialmente nel post di qualche tempo fa parlando di iPad.

iPad pone a noi sviluppatori web un’importante sfida; se all’uscita di iPhone il mercato era ancora acerbo e certe cose le vedevamo come ancora distanti ed ipotetiche ora abbiamo una piattaforma di tutto rispetto su cui lavorare per creare nuove esperienze per l’utente.

Sul lato business possiamo aprirci all’ottimizzazione e potremo creare delle versioni con funzioni ad hoc dei siti che realizziamo per le due piattaforme mobili predominanti in modo che esse valorizzino il sito del nostro cliente diversificandosi dalle versioni disponibili su desktop o laptop.

Sul lato design ci spetta ideare nuove soluzioni che tengano conto del tipo di interazioni che un utente può attuare su simili device e soprattutto dovremo tenere conto di come gli effetti di hover che attualmente contribuiscono a dare il maggior movimento ai nostri lavori sulle piattaforme touch siano completamente ininfluenti e vadano ad esempio sostituiti da una maggior presenza di elementi relativi al focus su un oggetto o la sua attivazione.

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iPad, la rivoluzione inizia?

Finalmente è arrivato (almeno per gli americani, per averlo da noi ci vorrà un po’ di più) e probabilmente tra qualche ora non si parlerà d’altro.

Ricordo, tornando con la memoria a Gennaio, di aver atteso l’evento con una buona dose di scetticismo concordando con gli amici che sicuramente se il prodotto fosse stato un iPod Touch gigante non avrebbe esercitato attrattiva su di me: mai e poi mai!

Come spesso amo ricordare la parola MAI andrebbe bandita perché nei giorni dopo il keynote, seguito dapprima con disinteresse, non ho potuto fare a meno di cercare il podcast di Apple per vedere in prima persona quello che avevo solo potuto leggere o vedere nelle foto rubate del palco.

La miccia era innescata; con il passare delle settimane tutti hanno parlato di iPad e di come Apple questa volta abbia mancato o centrato il prodotto e questo sia un completo fallimento o un successo annunciato.

Io da par mio con il passare delle settimane avevo visto affievolirsi il desiderio per quell’allettante oggetto ed ho trovato assolutamente fuori luogo critiche e plausi al prodotto che nessuno (a parte i pochi fortunati presenti al Keynote, tra l’altro in forma assolutamente incompleta) aveva ancora potuto ammirare e provare.

Poi però sono arrivati gli spot, in perfetto stile Apple: caldi, semplici, familiari ed accattivanti. Spot-tutorial per dimostrare come si può usare iPad e la connessione intima creata tra l’utente ed il prodotto che come iPhone, secondo Apple, diventerà estensione del consumatore e gli sarà vitale.

Ma a che cosa mi serve un iPad?

Adoro il mio iPod Touch ma è troppo piccolo rispetto alle cose per cui lo uso come note, film ed agenda ma trovo scomodo estrarre il mio MacBook sulla metro per scrivere appunti o la bozza di un preventivo; inoltre è impensabile avviare un computer per vedere 30 minuti di un telefilm mentre mi sposto in treno senza contare la fragilità ed i consumi di un computer, per quanto sia progettato per la mobilità: qual’è la risposta? Pensavo si trovasse in un EEEPC, mentre da Gennaio so che alberga nel frutto del genio di Jobs ed Ive.

Manipolazione

Niente tastiera, rapporto diretto; niente di complicato come un file system tradizionale: tutto immediato ed a portata di dito.

È la manipolazione che a molti utenti manca: muoversi tramite un mouse anziché attraverso il più naturale strumento che sono le nostre mani.

Del resto per Apple il percorso era iniziato con le GUI (Graphical User Interface) dei primi Mac: vedere, manipolare, spostare: al bando tutte quelle righe di codice!

Ora che la tecnologia lo consente Steve ci porta verso un nuovo livello grazie all’esperienza fatta su iPhone.

Immediatezza

Non solo dell’intimità che chi lo ha provato dice instaurarsi da subito con il prodotto, ma immediatezza nell’accensione, nell’utilizzo. Quando penso di dover accendere il computer sul treno penso soprattutto all’ingombro di doverlo estrarre, accendere, stare attento che non sbatta da nessuna parte e poi riporlo. Con iPad non succederà; lui è in standby, pronto appena ne ho bisogno e non devo preoccuparmi di spegnerlo prima di ricacciarlo in borsa: aiutante fedele in tutte quelle situazioni dove un computer sarebbe di imbarazzo ma uno smartphone troppo limitato.

Ma cosa cambia?

Marketing a parte, iPad probabilmente (nulla è ancora scritto) cambierà il nostro modo di concepire il computing in mobilità e la fruizione di contenuti multimediali causando forse l’accantonamento nell’utente “casual” del tipico portatile che per la maggior parte degli utenti comuni è sovradimensionato, specialmente se affiancato da un computer desktop. Soprattutto vedremo spostarsi la considerazione del computer da macchina infernale ad assistente personale, avvicinando l’utente comune un po’ come Nintendo ha fatto con il suo Wii nel campo dei videogames: comandi semplici ed intuitivi che hanno espanso l’utenza verso confini fino ad un paio di anni fa neppure immaginabili.

Cosa significa iPad per noi sviluppatori web?

Una nuova ed eccitante frontiera fatta di HTML 5, CSS 3, Javascript; senza contare nuovi business come le interfacce ottimizzate per i dispositivi mobili che fino a questo momento solo colossi come Google e pochi altri hanno utilizzato.

Forse non tutti tengono conto del fatto che per realizzare queste versioni ad hoc noi sviluppatori potremo decidere di utilizzare tutte le features esclusive di WebKit (quasi sempre accantonate) che su iPad potrebbero essere sfruttate appieno su un display di tutto rispetto!

Quindi dopotutto riprenderei il titolo ed eviterei di farmi domande: iPad, la rivoluzione inizia!

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Utility Disco: Formattare o Inizializzare un disco su Macintosh

Una delle prime cose che mi sono chiesto passando a Mac OSX è stata: come formatto il mio disco?!

Con una buona approssimazione quella che su Windows chiamiamo formattazione su Mac si definisce Inizializzazione e la si esegue in maniera molto semplice: in Finder apriamo la cartella Applicazioni (shortcut: cmd + shift + a in simboli ⌘ + ⇧ + a) e da lì andiamo alla cartella Utility (sempre da Finder possiamo usare la shortcut: cmd + shift + u – in simboli ⌘ + ⇧ + u – per arrivare direttamente alla cartella).

La posizione di Utility Disco su Mac

In Utility andiamo all’applicazione Utility Disco e scopriamo che ha molte funzioni come l’attivazione e disattivazione delle periferiche di archiviazione (non solo hard disc ma anche CD e DVD) o la verifica e riparazione dei permessi disco.

Nella colonna di sinistra vedremo un elenco con i nomi delle nostre periferiche di archiviazione suddivisi in: nome della periferica e nome della partizione, in quanto su ogni periferica può essere presente più di una partizione.

Posizione di Periferica e Partizione

Il contenuto della finestra varia leggermente che si selezioni la periferica o la partizione, comunque la regola è che selezionando la partizione si agisce sulla singola partizione selezionata, mentre scegliendo la periferica le scelte si ripercuotono sulla totalità delle partizioni.

A noi interessano le tab Inizializza e Partiziona (non entrerò nel dettaglio di tutte le opzioni disponibili).

Su Inizializza possiamo scegliere il tipo di File System da utilizzare ed il livello di sicurezza nella sovrascrittura dei dati. Per creare un disco pienamente compatibile con Mac e Time Machine bisogna utilizzare il formato Mac OS esteso Journaled, mentre per creare un disco compatibile con Mac e Windows dobbiamo dare il formato MS-DOS FAT. Io di solito uso il formato FAT per i dischi che uso in mobilità ed il formato Journaled per i dischi che uso a casa.

Scheda relativa all'inizializzazione disco

Se non per cancellare dati sensibili possiamo lasciare inalterate le opzioni di sicurezza in quanto la procedura distrugge lo schema esistente del File System e rende illeggibili i dati pre-esistenti e quindi sovrascrivibili con dati nuovi ma anche recuperabili, tramite appositi software, in quanto ancora presenti.

Una volta confermata l’inizializzazione in pochi secondi avremo un disco come nuovo pronto per essere utilizzato.

Partizionare il disco ci consente di avere più partizioni su una singola periferica che possono lavorare indipendentemente l’una dall’altra. Andando su Partiziona ci viene presentato lo schema delle partizioni e ci viene chiesto di decidere in quante unità vogliamo partizionare il nostro disco e la quota di spazio da assegnare ad ogni partizione.

La schermata della partizione disco

La parte in azzurro è la quota di disco occupata dai dati.

Una volta scelto come ripartire lo spazio sulla periferica il disco viene inizializzato e suddiviso.

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Itsy e Kiwi, 2 twitter app

Da quando ho scoperto Twitter sono alla ricerca di una valida applicazione desktop che mi permetta di seguire i tweet senza dover visitare il sito e per capire a colpo d’occhio quali sono i tweet che ho già letto e quali devo ancora leggere.

Sul mio iPod Touch ho acquistato l’ormai famoso e per me irrinunciabile Tweetie, mentre su Mac la battaglia è aperta e più viva che mai.

Tweetie per Mac è valido ma da un po’ non viene aggiornato e gli mancano i re-tweet ormai formalizzati da Twitter; ed Echofon a dispetto dell’interfaccia lineare e gradevole ha un’icona che non è per nulla “mac like”.

Girovagando ho trovato due alternative molto interessanti:

Itsy è un’applicazione gratuita ed estremamente semplice che consente di seguire la timeline di un singolo utente.

Kiwi è a pagamento (10$) ma permette di gestire più account, e presenta la possibilità di cambiare i temi della lista dei tweets.

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